I Dosha Vata Pitta Kapha

 La nascita dei Dosha

Quando sattva incomincia ad interagire con rajas e con tamas, l’energia cinetica di rajas emette al di fuori l’essenza energetica e vitale che pervade ogni forma di vita biologica, il prana (energia vitale).
Da prana si origina il primo dosha bioenergetico, ossia Vata.
Da Vata si originano gli altri due dosha, ossia Pitta e Kapha.
Tale livello della realtà, essendo sia di qualità spirituale, sia più grossolanamente materiale, viene metafisicamente definito suksma, cioè livello “sottile”.
La letteratura più antica lo definisce sfera “astrale”.
Il concetto di dosha, nel significato di sostanza biologica ed energetica, ha le sue origini nell’opera di Caraka e di Suruta, gli autori dei due trattati ayurvedici più importanti.
Letteralmente in sanscrito dosha significa danno, errore, oscurità, il che allude alla loro capacità di alterare, agitare e disgregare la condizione corrente.
Definire i dosha come disgreganti ne evidenzia l’attività dinamica insita nella loro funzione.
Il concetto di dosha comprende due fattori importanti:
(1) da una parte il suo essere una sostanza bioenergetica;
(2) dall’altra il suo funzionamento come forza, processo o principio fisiologico e regolatore.
La natura del dosha è quello di una forza situata al confine tra materia ed energia.
Poichè i dosha sono costituiti di materia, sono composti in parte dalla somma dei cosiddetti cinque elementi grossolani (panchamahabhutani), che rappresentano i costituenti elementari di tutta la materia e che sono: etere, aria, fuoco, acqua e terra.
All’interno del corpo umano i dosha esercitano i loro effetti in modo più funzionale.
Essi sono i principi fondamentali che organizzano, regolano e mantengono le omeostasi organiche e fisiologiche.
Sono in effetti gli intermediari tra il mondo esterno (gli alimenti, la dieta, le stagioni, la routine quotidiana, lo stile di vita) e i tessuti, l’insieme degli organi e le funzioni dell’organismo.
Sono regolatori omeostatici che agiscono come barriere che proteggono l’integrità e la salute del corpo, sia mentale sia fisica.
Il concetto di dosha rappresenta un punto nodale del pensiero ayurvedico.
La diagnosi clinica ayurvedica si basa infatti sulla valutazione della condizione dei dosha e della loro azione reciproca all’interno dell’organismo.
Salute e malattia si riflettono proprio nella condizione dei dosha.
La terapia è basata sui tentativi di equilibrare l’alterazione e lo squilibrio delle loro funzioni.
Vata è il principio della propulsione, Pitta della trasformazione, Kapha del consolidamento.

Vata

Il Dosha Vata

 Vata costituisce l’umore biologico dell’aria.
Letteralmente Vata significa vento e suggerisce il “movimento”.
La sua funzione principale è la propulsione.
Da Vata dipendono infatti tutti i movimenti all’interno dell’organismo, dal livello cellulare a quello tissutale e muscolo-scheletrico.
Dipendono inoltre la coordinazione e acuità dei sensi, l’equilibrio dei tessuti e la respirazione, inoltre Vata controlla il sistema nervoso centrale e periferico.
Vata si può considerarlo il dosha che conduce dato che espleta la funzione fondamentale della propulsione sia di se stesso che di Pitta e Kapha, che muove e stimola.
Poichè ha un ruolo fondamentale viene definito “dosha sovrano”, dato che è il dosha che serve gli altri due, funzionando come veicolo e mezzo delle loro funzioni.

Trasporta i dosha a se stesso verso le zone periferiche del corpo.

Come Pitta e Kapha, anche Vata risiede nei maha-guna di natura sattvica ma diversamente da loro, ha in sè una qualità più significatamente rajasica (movimento) che sta alla base della sua attività cinetica.
Possiede le caratteristiche proprie sia di una sostanza bioenergetica sia di un principio regolatore.

E’ il dosha che ha proprietà prossime all’immaterialità, vale a dire funziona come un’entità energetica senza forma.
Sebbene sia privo di forma, il suo aspetto può essere messo in correlazione con quello degli impulsi energetici che viaggiano all’interno del sistema nervoso centrale, o con il movimento che accompagna la respirazione.
Dal punto di vista anatomico la sede di Vata è il colon.
Tale specificità si riferisce al fatto che la principale regione in cui Vata si viene ad accumulare, soprattutto in caso di malattia, è il colon.
L’influenza di Vata si concentra anche in altre parti dell’organismo come le gambe, le cosce, le orecchie, la trachea, le ossa, il cervello e la pelle.

Vata ha le seguenti qualità: freddo, secchezza, leggerezza, sottigliezza, mobilità, nitidezza, durezza, ruvidità e fluidità.
E’ composto dall’elemento etere (akasha) e aria (vaju).

Pitta

Il Dosha Pitta

Costituisce l’umore biologico del fuoco.
E’ associato al processo digestivo, al riscaldamento e alla trasformazione dal livello cellulare, tessutale e organico a quello della sfera emotiva, mentale e psicologica.
Il concetto ayurvedico di “agni” (fuoco digestivo) è strettamente collegato all’attività di Pitta.
Regola i processi di ricambio e di trasformazione.
La sua sede principale è l’intestino tenue, il sito anatomico dove si concentra quando si altera o si accumula in eccesso.
Si trova inoltre nel fegato, nella milza, nello stomaco, nella cute, negli occhi, nel cuore e in alcune parti del cervello.
E’ presente nel sudore, nelle secrezioni sebacee, nel sangue e in minima parte nella linfa.
La temperatura corporea e il calore, essenziali per vivere, scaturiscono da Pitta.
Le qualità sono: caldo, leggerezza, sottigliezza, mobilità, nitidezza, morbidezza, levigatezza, chiarezza e fluidità.
E’ composto dagli elementi fuoco (tejas) e acqua (jala) e ha una natura fortemente sattvica e significativamente rajasica.

Kapha

Il Dosha Kapha

Rappresenta l’umore biologico dell’acqua.
La sua principale funzione è la coesione, ossia la capacità di mantenere unito.
Il termine Kapha significa “acqua rigogliosa” ed è proprio di fluidi corporei come il plasma, il muco, il fluido cerebro-spinale e quello sinoviale, indica la qualità del congiungimento.
Dei tre dosha è quello più materiale, denso e grossolano.
Kapha genera la forma fisica, la rende solida e uniforme, la protegge contro il caldo eccessivo e il deterioramento fisico.
Esso provvede a mantenere la stabilità dei tessuti corporei, proteggendoli grazie alla propria tendenza verso la compattezza, il contenimento e la materialità.

Le qualità di Kapha sono freddo, umidità, pesantezza, grossolanità, stabilità, opacità, morbidezza, levigatezza, opacità e densità.

E’ composto dagli elementi acqua (jala) e terra (prthvi) ed ha una natura fortemente sattvica e significativamente tamasica (inerzia).